Alla scoperta della Running Mastery

Ciò che spesso manca alla maggior parte delle persone quando iniziano a correre, quando fanno i loro primi allenamenti, quando seguono le prime tabelle e si mettono in testa di partecipare alle prime gare, è la consapevolezza del proprio punto di partenza, della propria situazione attuale, sia fisica che motoria.

Ognuno di noi ha un suo passato e una sua storia che sono differenti, ovviamente, da quelli di chiunque altro. C’è chi ha praticato sport e chi non si è mai alzato dal divano, chi si è sempre allenato bene e chi meno, chi nel tempo ha sviluppato determinate problematiche, chi è in sovrappeso, chi lavora di più e chi ha più tempo libero, chi ha famiglia, chi gestisce male lo stress, chi non dorme, chi non è in salute, e così via. Le variabili e le loro combinazioni sono infinite perché, proprio come dicevo, ognuno ha un suo passato e, ancor più, ha una sua vita personale con cui deve fare quotidianamente i conti.

Ma che cosa ha a che fare questo con la corsa? Praticamente tutto!

Quando ci approcciamo a questa pratica è infatti indispensabile crearci un'istantanea della nostra condizione attuale, analizzando, tramite specifici test, che cosa davvero possiamo permetterci di fare e se, prima di tutto, possiamo permetterci di correre; andando a capire, tra le altre cose, se la nostra mobilità, la nostra forza, i nostri piedi sono adatti a correre, e, infine, scoprendo se sappiamo come correre in modo corretto.
La risposta a questi quesiti ci permetterà quindi di comprendere che cosa dobbiamo fare per poter davvero praticare la corsa ottenendo tutti benefici che questa fantastica attività ci può dare.
Evitare questo fondamentale passaggio di autoanalisi è uno degli errori più comuni nel mondo del running ed è all’origine dell’alta percentuale di infortuni che si verificano durante gli allenamenti. Ancor prima, è l’errore alla base delle classiche “frustrazioni” che colpiscono sia i runner alle prime armi che i corridori più navigati che, magari, si trovano ad affrontare situazioni di stallo, e che possono portare a volte a perdere la passione, lo stimolo ad allenarsi quando non, addirittura, ad abbandonare la corsa.

È questo l’esempio tipico di chi comincia a correre seguendo tabelle generiche o, ancora peggio, quelle di qualcun altro, magari di un atleta. È il caso di chi pensa che basti comprare un paio di scarpe da running per diventare un corridore, ignorando la biomeccanica insita nel gesto della corsa, di chi inizia a correre tirato dagli amici o da un gruppo troppo forte per lui, di chi pensa che correre sia facile perché è naturale, non realizzando che, se è vero che correre è naturale, è anche vero che noi, sotto molti punti di vista, non lo siamo più.

Correre ignorando dunque il livello o la fase in cui ci troviamo, il nostro punto di partenza attuale, è probabilmente il modo peggiore di avvicinarsi a questa pratica, in quanto non ci permette di capire ciò di cui abbiamo davvero bisogno per migliorare e quindi ci può portare a sprecare tempo, soldi e soprattutto energie alla ricerca di un obiettivo che non raggiungeremo mai se non rivediamo il nostro modo di praticare e allenarci, se non comprendiamo il corretto percorso personale da affrontare.

La Running Mastery

Accorgendomi di quanto fosse comune il problema sopra evidenziato, ho dunque deciso di creare io stesso uno schema che potesse servire da punto di riferimento per i corridori, una traccia da seguire nella loro evoluzione come runner: sto parlando della Running Mastery.

Con questo termine, nel mio secondo libro Felici di correre. Come allenarsi, vincere e divertirsi fino a 100 anni (Sperling&Kupfer, 2019) ho voluto infatti identificare una serie di fasi nelle quali ogni corridore, grazie a una serie studiata di test ed esercizi, dovrebbe sapersi collocare e che, in realtà, hanno un valore più ampio, che può essere applicato anche ad altri sport, arti o situazioni.

Facendo una similitudine con un altro sport, per esempio lo sci, nel momento in cui desiderassimo prendere delle lezioni, al maestro interesserà sapere se abbiamo già sciato in passato, se sappiamo eseguire quantomeno lo spazzaneve, se siamo mai scesi prima di allora da una pista e quale fosse il grado di difficoltà di quella pista, oltre che conoscere la nostra preparazione fisica, e così via. Un completo principiante sa che non dovrebbe mentire su queste risposte, perché è consapevole di quanto possa essere pericoloso un incidente su una pista da sci.

Purtroppo, nella corsa in molti “mentono”, principalmente a se stessi, si sopravvalutano o sono completamente inconsapevoli del proprio reale stato di forma, tecnica e preparazione. Questo capita perché gli incidenti nella corsa sono più subdoli rispetto, appunto, a uno sport come lo sci. Nella corsa non ci si fa male subito, l’infortunio inizia spesso con un semplice fastidio, che ignoriamo. Difficilmente ci rendiamo conto che stiamo correndo male se qualcuno non ce lo dice, perché, sfortunatamente, non siamo stati educati a sapere cosa vuol dire correre bene, non sappiamo come dovremmo sentirci dopo una corsa, non c’è cultura in merito.

Ed è così che, quando arrivano le brutte sorprese - uno stop, un infortunio o una performance mancata - addirittura ci stupiamo, dando la colpa alla sfortuna, non realizzando che questa non c’entra proprio nulla! Siamo noi che abbiamo voluto iniziare scendendo da una pista nera senza prima aver imparato nemmeno come si tengono le racchette.

La Running Mastery esiste, allora, proprio per evitare situazioni di questo tipo. Le fasi di cui è composta sono quattro e ognuna rappresenta uno stadio diverso di evoluzione nella pratica della corsa:

  1. APC - Allenarsi per correre
  2. CPA - Correre per allenarsi
  3. CPP - Correre per la performance
  4. CPV - Correre per vincere.

Le 4 fasi della Running Mastery

Ognuna della quattro fasi rappresenta un mondo a sé, all’interno del quale il corridore può lavorare per mesi o anche anni nel perfezionamento dei requisiti richiesti. Ma, prima ancora di capire in che fase ci troviamo, è importante capire il perché di questa suddivisione ed esplorare le quattro sigle.

#1. APC - allenarsi per correre

APC, ossia allenarsi per correre, rappresenta il primo stadio della Running Mastery. È fondamentale capire che molti di noi non si possono ancora permettere di correre. La vita che facciamo, il mondo in cui siamo cresciuti e le abitudini acquisite non ci hanno permesso in molti casi di sviluppare un corpo sano, armonico e naturale, un corpo che possa correre senza problemi è compromessi. Questo è il corpo che avremmo, infatti, se fossimo cresciuti e vissuti in natura e che ora dobbiamo sforzarci di recuperare e sviluppare tramite esercizi specifici.

La fase APC, obbligatoria per ogni corridore, ci mette davanti a questa realtà e vuole portarci dunque a ottenere un corpo che possa permettersi di correre. Questo viene fatto tramite esercizi, protocolli e routine che vanno a lavorare su mobilità articolare, forza funzionale, "rinaturalizzazione" dei piedi, respirazione durante la corsa e la vita quotidiana, tecnica di corsa, condizionamento tendineo e muscolare, applicazione delle corrette metodologie di allenamento, tra gli altri.

#2. CPA - Correre per allenarsi

Una volta passato sufficiente tempo in questa fase, si potrà dunque passare alla seguente, ossia alla CPA, correre per allenarsi. Questa è una tappa a cui tutti dovremmo aspirare ad arrivare e che, per molti, può rappresentare addirittura un punto di arrivo. In CPA possiamo finalmente usare la corsa per allenarci e migliorare la nostra salute, il nostro benessere e la nostra forma fisica. Diventiamo padroni di nuove metodologie e routine, raggiungiamo un nuovo livello di consapevolezza motoria e cominciamo a prendere coscienza della nostre capacità e di dove possiamo arrivare. Qui è dove possiamo, a tutti gli effetti, definirci dei corridori.

#3. CPP - Correre per la performance

Per chi poi vuole proseguire, per chi arrivato a un certo punto desidera mettere alla prova i propri limiti e scoprire a che livello di performance può arrivare, esiste poi la fase CPP, correre per la performance. In questa tappa a cui, come dicevo, non deve necessariamente aspirare ogni runner pur potendosi senza dubbio definire tale, si lavora sulla qualità degli allenamenti, sulla gestione delle energie e sugli aspetti mentali della conquista della performance. È qui che il runner ricerca lo sviluppo delle sue massime potenzialità.

#4. CPV - Correre per vincere

Infine c’è un’ultima tappa, a cui probabilmente può aspirare meno dell’1% dei runner, ed è la CPV, correre per vincere. Qui parliamo di professionismo e andiamo a lavorare sulla corsa intesa pienamente come sport, per cui la ricerca della performance e la vittoria in gara sono elementi che possono influenzare o addirittura determinare l’andamento delle nostre vite. La corsa è il nostro lavoro e la performance la nostra priorità.

Conclusione

In questa serie di articoli che pubblicheremo nelle prossime settimane, proseguiremo nell’approfondire ognuna di queste fasi, andando a capire quali sono i requisiti (e, in alcuni casi, anche i compromessi o i sacrifici) che ciascuna di esse richiede, in termini di tempo ed energie. Nel prossimo articolo, in particolare, esplorerò quindi le caratteristiche della prima fase, l’APC, e capiremo esattamente perché saltare questa tappa è l’errore più comune ed ignorato nell’attuale mondo della corsa.

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