Correre è tecnica

Correre non è semplicemente “mettere un piede davanti all’altro”. È molto, molto di più.

In natura ogni specie animale è contraddistinta dalle proprie forme di locomozione.

Prendiamo un cavallo ad esempio: va al passo, al trotto e al galoppo.
Ognuna delle tre forme di locomozione ha le proprie caratteristiche date dalle diverse forze coinvolte.

Nell’uomo vale lo stesso principio: noi camminiamo, corriamo e scattiamo e, anche per noi, ognuna di queste tre forme di locomozione ha le proprie caratteristiche.

Camminata, corsa e scatto hanno dinamiche diverse, ossia entrano in gioco forze e tempi di contatto con il terreno diversi e la forma che assumiamo in ognuna delle tre andatura varia di conseguenza.


Camminata


Camminare è la forma più economica. Il corpo si comporta come un pendolo e ciò che caratterizza la camminata è la rollata del piede (appoggio tallone, pianta, punta)
Quando camminiamo il nostro piede sopporta una forza pari ad una volta il nostro peso corporeo e abbiamo un contatto col terreno di circa 300 millisecondi. Le forze in gioco sono relativamente basse e questo fa sì che la tecnica corretta della camminata sia la “rollata”.

La natura è ossessionata con l’economia energetica, ed è per questo che la forma più economica ed efficiente è camminare. È lo stesso motivo per cui se a qualsiasi persona venisse detto di dover fare un lungo percorso a piedi, molto probabilmente sceglierebbe di andarci camminando.


Corsa


Correre è la nostra seconda marcia ed è ciò che ci ha fatto evolvere, sopravvivere e sviluppare come specie.
Invece di atterrare sul tallone, nella corsa si atterra sulla pianta del piede per poi appoggiare (far baciare) il tallone a terra. Utilizzando il ritorno elastico del tendine d’Achille, della fascia plantare e dei legamenti, il nostro piede lavora come una potente molla. Questa elasticità riduce notevolmente la quantità di energia necessaria per la corsa ed è utilizzata da tutti gli animali, in particolare dagli “specialisti” della corsa come i cavalli e i cani.

Il cambiamento di appoggio avviene perché quando corriamo le forze in gioco e i tempi di reazione con il terreno aumentano sensibilmente. Ci ritroviamo infatti a dover sopportare un peso pari a oltre due volte il nostro peso corporeo (2x) in un tempo di appoggio di circa 150 millisecondi, dimezzato rispetto a quello della camminata.

Un corridore di 80 kg si ritroverà ad esempio a sostenere un peso tra i 160 kg ed i 200kg su di una sola gamba in circa 150 millisecondi.
Sfido chiunque a dire che non ci voglia tecnica per fare ciò!

LA CORSA È TECNICA!

Correndo in modo scorretto, l’impatto continuo di un appoggio errato, con conseguente utilizzo sbagliato della muscolatura che realmente entra in gioco nella corsa porta a un’inefficienza e ancor peggio a un altissimo rischio di infortuni.


Scatto


Scattare è la nostra marcia più veloce, non la nostra peculiarità in quanto esseri umani, ma è pur sempre importante in moltissimi sport.
Caratteristica dello scatto è che il peso che il nostro corpo deve sostenere aumenta ulteriormente rispetto alla corsa (oltre tre volte il nostro peso corporeo) in un inferiore  tempo di contatto col terreno (dimezzato rispetto a quello della corsa). L’appoggio è sulla punta del piede e il tallone non ha neanche il minimo contatto con il terreno.
Per questo la tecnica dello “sprinting”, tipica dei velocisti nei 100 o 200 metri, è un gesto altamente tecnico associato esclusivamente ad atleti di alto livello.

Sapevate che una qualunque pecora può tranquillamente superare in velocità Usain Bolt? …e ancora crediamo di essere animali da velocità!!

Conclusione


Come è normale, le parti anatomiche deputate alla corsa (ad esempio, i muscoli, i tendini ed i legamenti dei piedi e delle caviglie), necessitano di un uso regolare per rimanere in buona salute. In termini biomeccanici, ciò significa anche caricare ciascun componente anatomico con forze appropriate. Tuttavia, poiché il piede e la caviglia lavorano in modo specifico, possono essere facilmente oggetto di traumi se queste ‘forze’ sono esagerate, scompensate o ritardate.

L’errore che si continua a fare è quello di considerare la corsa come un semplice mettere un passo davanti l’altro, senza aver prima imparato la corretta tecnica.

Tranquilli da oggi potete scegliere: potete continuare a mettere un passo davanti l’altro e di conseguenza essere inefficienti e infortunarvi o piuttosto decidere di IMPARARE A CORRERE.

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Informazioni sull'autore

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Daniele Vecchioni

Daniele Vecchioni, esperto di corsa e movimento umano, dottore in scienze motorie, IRONMAN e Ultramaratoneta, fondatore del metodo Correre Naturale e autore di 2 bestseller sulla corsa. Oltre a questo però Daniele è anche un imprenditore, papà e compagno! Studioso ossessionato da sempre da tutto ciò che ruota intorno alla salute, al benessere e alla performance dell’essere umano, Daniele si pone la missione di migliorare la vita delle persone tramite la corsa, il movimento e uno stile di vita sano.

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