Il metodo Correre Naturale ◆ Perché (se sei un essere umano) devi correre e come imparare a farlo bene

Parte #1: Tecnica e Corpo

Se sei un essere umano leggi bene con attenzione questo articolo, perché potrà essere una delle cose più importanti che farai per migliorare la tua forma fisica, la tua salute e il tuo benessere.

Ti parlerò di corsa ma non solo, ti parlerò del perché dovresti correre e ancora di più del perché dovresti saper correre bene, ma soprattutto chiarirò come sia possibile per chiunque imparare a correre, a prescindere da età, sesso o esperienza, come riscoprire questa fantastica attività e ottenerne tutti i benefici.

Se sei già un corridore, questo ti interessa direttamente e ciò che leggerai potrà cambiare per sempre il tuo modo di vedere la corsa, portandoti a raggiungere performance che magari nemmeno immaginavi.
Se non corri ancora (o se hai smesso di correre) è altrettanto importante che tu legga perché qui ti dirò come e perché (ri)cominciare.

L’Essere Umano e la Corsa

Non posso parlare per gli altri “homo”, ma a quanto pare dalle ricerche fatte l’homo sapiens (la specie a cui appartieni anche tu) ha avuto un processo evolutivo strettamente legato alla corsa.
Correre è infatti una delle nostre forme di locomozione, esattamente come lo è camminare, e questo da più di duecentomila anni. I nostri corpi sono letteralmente fatti per correre e, in effetti, potremmo dire che è una delle cose che Madre Natura si aspetta da noi.

Hai mai notato che esattamente come un cavallo può andare al passo al trotto e al galoppo, noi siamo in grado di camminare, correre e scattare?

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Non è un caso e questo dovrebbe farci riflettere su come la corsa non sia e non sia mai stata “solo uno sport”.
Oggi quando qualcuno corre infatti pensa di iniziare a praticare solo uno sport e, in particolare, pensa che sia uno sport legato a delle prestazioni di velocità.

“Se non corri almeno a 6 minuti al km non stai correndo" dicono alcuni.
“La vera corsa comincia sotto i 5’ al km" dicono altri.
Balle, tutte balle.

Dire che una persona non sta correndo solo perché va, per esempio, agli 8 minuti al km è come dire che una persona che ha saltato mezzo metro non ha fatto un vero salto perché è questo inizia da almeno un metro di distanza. È un discorso che non ha senso.

La corsa non si misura in velocità (così come un salto non si misura in distanza o altezza), ma è, come abbiamo appena detto, un gesto locomotorio, una forma di spostamento, uno schema motorio di base dell’essere umano. Quindi se sei tra coloro ai quali è stato detto o scritto su qualche gruppo Facebook che vanno troppo piano e/o che non stanno correndo, il mio consiglio è: ignorali e continua a correre.

Piuttosto, è molto più importante la tecnica rispetto alla velocità per definire se qualcuno sta davvero correndo e a breve ci arriveremo.

Prima torniamo al concetto che
ogni essere umano dovrebbe correre.
Ti è mai capitato di osservare un uccello che non sa volare? O un pesce che non sa nuotare? O un canguro che non sa saltare?
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Forse sì, forse no, in tutti e tre i casi credo sarai d’accordo con me che l’animale ha perso un’abilità che lo caratterizza, quasi lo definisce, e senza di questa non può più considerarsi al 100% uccello, pesce o canguro.

Dunque perché mai per l’animale uomo dovrebbe essere diverso? Perché oggi accettiamo che ci siano esseri umani che non sanno correre e, ahimè, in alcuni casi anche camminare? Perché noi stessi accettiamo di non saper correre come se fosse normale?

[Attenzione perché non sto parlando di chi non può farlo, ma di chi pur potendo, pur avendo questa straordinaria fortuna, sceglie di non farlo o non imparare a farlo]

Perché, e qui vorrei aprire una piccola parentesi, prima di vedere tutti i benefici che la corsa ci può portare in termini di salute, benessere e forma fisica, dovremmo anche realizzare che il solo fatto di poter correre è un qualcosa che non andrebbe dato affatto per scontato e, anzi, andrebbe considerato come un vero e proprio miracolo da onorare ogni giorno.

Ok, forse la parola miracolo è un po’ forte, diciamo privilegio allora, ma lo sai quante centinaia di migliaia di anni ci sono voluti per arrivare alla stazione eretta e muovere i primi passi? E pensare che adesso possiamo correre un po’ dove vogliamo, quando vogliamo, per ore e per chilometri. Non è fantastico tutto questo? E allora dico, godiamocelo questo privilegio.

Correre dunque ci caratterizza come specie e, in effetti, se ti guardi intorno non vedrai nessun altro animale muoversi in questo modo. Correre ci ha accompagnato nella nostra evoluzione, aiutandoci a spostarci, a cacciare, a scappare, a sopravvivere, ma anche a competere, a festeggiare, a divertirci, a renderci più uniti, più forti e più saggi. Davvero pochi corridori oggi sono consapevoli del valore della corsa e di come questa possa essere usata per qualcosa di più che “andare più veloce”, ma vorrei che tu fossi tra questi come lo sono tutti coloro che da anni sposano la filosofia del metodo Correre Naturale, dove la corsa è un mezzo (il migliore, il più potente) per raggiungere i nostri obiettivi e con questo spirito viene vissuta e praticata.

Se vuoi entrare in questo mondo, nel mondo della corsa, continua a leggere.

Che cosa vuol dire correre?

Se non ha nulla a che fare con l’andare più veloce, che cosa vuol dire allora correre? O meglio, quando possiamo dire che stiamo correndo?

Bè, cominciamo col dire che per correre ci vuole tecnica. Il nostro corpo ha una certa struttura fatta di ossa, tendini, legamenti, articolazioni, etc., che può essere usata per diversi tipi di movimento, ognuno dei quali segue una certa biomeccanica e la corsa non fa eccezione.
Un pensiero comune è infatti che correre voglia dire semplicemente andare più veloce che camminare ma questo è totalmente errato, la corsa è proprio un gesto biomeccanico differente.

La prima cosa che dovrebbe saltare all’occhio ad esempio è che nella camminata passiamo circa il 40% del movimento su un piede solo mentre il restante 60% con entrambi i piedi a terra. Nella corsa questo non avviene mai! È un gesto motorio dove ci troviamo costantemente in appoggio sul singolo piede e tra un appoggio e l’altro vi è una fase di volo.

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Non basta camminare ai 6 minuti al km per dire sto correndo quindi, esattamente come correre agli 8 minuti al km non vuol dire camminare. È la biomeccanica che deve cambiare. Per quanto piano stia andando, se c’è una fase di volo sto correndo, e viceversa.

In Correre Naturale, soprattutto all’interno della nostra Running School, dedichiamo davvero molto tempo ad analizzare la tecnica di corsa dei nostri allievi per dare loro riscontri e consigli precisi. Un errore che incontriamo abbastanza frequentemente è proprio quello di ritrovare nella corsa lo schema motorio della camminata. Runner quindi che non hanno fase di volo e che, dopo aver seguito esercizi specifici e ottenuto la giusta tecnica, riprendono quasi per magia a migliorare e smettono di infortunarsi. Ma non è magia, è biomeccanica correttamente applicata al gesto della corsa.

Non si tratta solo però sempre e solo della fase di volo, la tecnica di corsa ha anche altre “regole” che la distinguono da movimento come camminata e scatto, e che come ormai avrai intuito valgono per tutti gli esseri umani.
Esatto, forse una delle cose più difficili da far capire e che mi sto impegnando a tramettere da anni è che in quanto esseri umani, al di là delle differenze che ci possono essere a livello di taglie e dimensioni, dovremmo tutti correre nello stesso modo.

Del resto ti è mai capitato di vedere un gruppo di animali correre insieme? Ad esempio delle gazzelle in uno di quei documentari sull’Africa di National Geographic? Se osservi bene noterai che si muovono tutte nello stesso modo. Certo alcune saranno più veloci e alcune più lente, ma lo schema motorio sarà lo stesso per tutte. Perchè? Ovviamente perché sono tutte gazzelle, proprio come noi siamo tutti esseri umani.
Gazzelle che corrono
Ora prova a osservare un gruppo di esseri umani correre insieme, ad esempio durante una gara. Hai la stessa sensazione che hai avuto con le gazzelle? Probabilmente no, ci sarà chi corre bene e chi corre rovinosamente.
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Il lavoro di Correre Naturale è renderti consapevole che chiunque può arrivare a correre bene e per farlo c’è un metodo, ci sono degli esercizi di comprovata efficacia.
Continua a leggere per capire quali sono gli aspetti chiave di una corsa corretta ed efficiente.

La Tecnica di Corsa dell’Essere Umano

La tecnica di corsa, sono decenni che ne parlo e molte cose sono cambiate in questi anni. No, non è cambiata la tecnica in sé, quella è uguale da centinaia di migliaia di anni e lo resterà finché nasceremo con questo corpo. È cambiata però l’importanza che la tecnica ha assunto nel panorama del running e, credo e spero, questo anche grazie al mio contributo e a chi come me si è impegnato nel diffondere il messaggio su quanto sia importante avere una tecnica corretta per ottenere performance ed evitare infortuni, nonché sul fatto che la tecnica di corsa si può imparare grazie a specifici esercizi adatti a tutti, a prescindere da livello o esperienza.

Torniamo dunque al concetto che correre con una tecnica biomeccanicamente corretta significa correre “come un essere umano” ed è una cosa di cui purtroppo molti corridori sono inconsapevoli. Magari addirittura sanno dell’importanza della tecnica, ma non si rendono conto di non possederla e questo perché se non si è formati in materia è davvero molto difficile auto valutarsi.

In Correre Naturale utilizziamo delle analisi video della corsa, fatte da me o da uno dei miei coach certificati, proprio perché riteniamo sia lo strumento migliore per permettere al runner di prendere consapevolezza di questo aspetto e rendersi conto di come corre davvero. Nulla è più impattante di rivedersi correre in video, di osservarsi con i propri occhi ascoltando la voce di un professionista che ti dice cosa va e cosa non va.
Allora non ci si può più prendere in giro (cosa in cui il nostro cervello è bravissimo) e bisogna affrontare la realtà. È il momento di imparare a correre.

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Nel metodo Correre Naturale suddividiamo l’argomento “tecnica di corsa” in quelli che secondo il metodo sono i suoi 4 Pilastri fondamentali, quattro aspetti imprescindibili, che vanno curati costantemente da parte del corridore. Sto parlando di: postura, relax, ritmo e appoggio del piede.

Questi elementi sono strettamente correlati tra loro e si influenzano a vicenda, tanto che un’esecuzione errata di uno solo dei quattro impatterebbe sicuramente sugli altri tre, dando vita ad una tecnica di corsa complessivamente inefficiente, causa peraltro dei principali infortuni di cui oggigiorno soffrono la maggior parte dei runner. Pensa che si stima addirittura che circa l’80% dei runner si infortuni almeno una volta all’anno!

Ogni singolo pilastro svolge quindi un ruolo chiave per creare quell’armonia sinfonica propria del gesto della corsa. Apprendere e mantenere il giusto equilibrio e la giusta combinazione tra questi quattro elementi è quindi uno dei primi aspetti su cui ogni runner dovrebbe lavorare.

Questa suddivisione è stata creata proprio per rendere più semplice e intuitivo l’apprendimento della tecnica. Per ogni pilastro ci sono pochi ma specifici esercizi che quando messi in pratica cambiano rapidamente in meglio la nostra performance. Da anni, a partire dai corsi dal vivo fino alla nostra scuola di corsa online (la Running School), che racchiude centinaia di runner, insegniamo con successo i 4 pilastri e i risultati sono visibili a occhio nudo ma soprattutto tangibili nelle prestazioni del runner. Questo anche per ribadire che chiunque può apprendere la giusta tecnica e possono davvero dire di averlo visto con i miei occhi.

La postura

Se fossi costretto a scegliere un solo pilastro su cui focalizzare la mia attenzione, probabilmente sceglierei la postura.

Al di là della corsa, infatti, questo è un aspetto di estrema importanza in tutti i frangenti del movimento umano, anche nei “semplici” gesti del camminare o dello stare in piedi. Esercitare e mantenere la postura corretta ti fornirà fin da subito innumerevoli vantaggi, che andranno a ripercuotersi a cascata sugli altri pilastri e sul modo stesso in cui vivrai il tuo allenamento.

Innanzitutto una buona postura permette di ottimizzare il modo in cui il nostro corpo, sia da fermo che in movimento, interagisce con la forza di gravità. Questo si traduce in un uso più efficiente di tutti i distretti corporei coinvolti nel gesto tecnico, dai muscoli, ai tendini, fino alle articolazioni, facendo in modo che ogni area venga utilizzata per lo scopo a cui è preposta.

Una corretta postura fa sì che articolazioni come quella del ginocchio, per esempio, o muscoli come il tensore della fascia lata non vengano sfruttati per ammortizzare urti ed impatti (causa frequentissima degli innumerevoli infortuni che queste aree subiscono tra i runner). A volte basta aggiustare la postura per far sparire la maggior parte degli acciacchi e dolori di cui alcuni corridori soffrono durante o dopo la corsa.

Postura

Il relax

Un altro elemento che dovremmo tenere in considerazione non solo quando corriamo, ma in tutta la nostra vita quotidiana, è il relax. Sfortunatamente, la nostra quotidianità ci porta ad assumere una serie di posizioni per noi davvero poco naturali, prima fra tutte quella a cui ci costringe la sedia, sulla quale trascorriamo fin troppo tempo e che sta, poco alla volta, condizionando la qualità della nostra vita. Posture errate tenute più volte al giorno e troppo a lungo portano inevitabilmente a tensioni nel nostro corpo che, col tempo, diventano per noi quasi normali, andando a falsare la nostra capacità di rilassarci.

Molte persone persone oggi lamentano dolori alla cervicale o ai muscoli del trapezio, comuni in particolare tra chi fa lavori d’ufficio o passa molto tempo in auto, e queste tensioni, con le quali ormai si convive quotidianamente, vengono poi portate anche all’interno della corsa, rendendo il gesto meccanico ed innaturale, ma soprattutto rigido.
È quindi fondamentale per il runner che voglia migliorare il proprio stile di corsa (ma anche la qualità della propria vita quotidiana) imparare a rilassarsi.

Esercizi di rilassamento da fare nella vita quotidiana e durante la corsa sono alla base del metodo e permettono col tempo di accedere ad uno stato di benessere che molti non hanno mai provato prima.
Cosa mi diresti se ti dicessi che la corsa può diventare un vero e proprio massaggio? Che terminata una corsa anziché puoi sentirti più rilassato e carico anziché più stanco e teso? Bè, sappia che è possibile!

Il segreto è nel relax.

Relax

Il ritmo

Il ritmo è un argomento su cui si è dibattuto a lungo nei circoli legati alla corsa ed è sempre rimasto per molti un grande punto interrogativo. Vi sono varie teorie a riguardo, da chi sostiene che non sia rilevante, a chi assume che ognuno abbia il suo ritmo personale, fino a chi fornisce riferimenti più o meno precisi e più o meno rigidi.

È bene specificare innanzitutto che sì, esiste un ritmo ideale a cui l’essere umano dovrebbe correre o meglio, esiste un range ideale entro il quale sarebbe bene restare al fine di ottenere la massima prestazione da parte delle nostre componenti corporee. Questo range è compreso indicativamente tra i 170 ed i 180 bpm, acronimo di beats per minute, ossia numero di passi per minuto (ppm in italiano).
Le variazioni all’interno di questo intervallo possono poi dipendere da innumerevoli fattori, come la tipologia di terreno o di calzatura, la velocità, il tipo di allenamento che si sta svolgendo, le condizioni dell’atleta e così via.

Ciò che è fondamentale capire quando si parla del ritmo è che un ritmo troppo basso, comune nei runner amatori, può rendere inefficiente la corsa, impedendoci di sfruttare al meglio la risposta elastica dei nostri tendini e rendendo quindi la cosa più muscolare e meno elastica.

Come gli altri pilastri il ritmo si sistema con esercizi specifici, che richiedono l’uso di un metronomo. Aumentare il proprio ritmo non è qualcosa che avviene dalla sera alla mattina, ma i vantaggi che se ne ottengono in quanto a prestazioni valgono sicuramente l’investimento di tempo (minimo in realtà) negli esercizi.

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L'appoggio del piede

Il quarto pilastro è anche quello su cui, cercando in rete o nei libri, si possono trovare più teorie, opinioni e discussioni a riguardo. Molto è stato detto su quest’unico argomento, tanto che spesso l’appoggio corretto del piede viene presentato e venduto come l’unica soluzione a tutti i mali della corsa. Vi è infatti una convinzione più o meno sedimentata secondo cui, lavorando sull’appoggio, migliorerà automaticamente l’intera tecnica di corsa. Questo però non solo è sbagliato, ma è addirittura il contrario della verità.

Se infatti è indiscutibile che appoggiare il piede correttamente è una parte fondamentale nel gesto della corsa, è altrettanto vero che tramite un lavoro adeguato sui primi tre pilastri (postura, relax e ritmo) si andrà automaticamente a lavorare anche sull’appoggio. Questo significa che se il corridore mantiene una postura corretta, se è rilassato e se sta correndo a un ritmo adeguato, allora potrà lasciare che sia il suo corpo a “scegliere” come appoggiare il piede, e questo lo farà certamente nel modo corretto.

Tra le tante teorie che aleggiano nel mondo del running, dove la battaglia sul fatto che l’appoggio debba essere di tallone, di mesopiede o di punta è ancora accesa, dobbiamo invece considerare l’idea che non esista un unico modo di appoggiare il piede, ma che piuttosto esista l’appoggio più corretto a seconda della situazione, a seconda degli elementi coinvolti nella corsa, tra cui i principali saranno velocità e terreno.
Il giusto approccio al corretto appoggio del piede è allora quello di lavorare su postura, ritmo e relax per migliorare la tecnica. Una volta acquisita la padronanza del gesto, a scegliere l’appoggio più corretto a seconda del contesto.


Chiariti questi aspetti è importante ora capire che la tecnica di corsa è solo una parte del puzzle. Infatti la migliore tecnica di corsa al mondo non serve a nulla senza un corpo che la possa sostenere. Per questo assieme alla tecnica nel metodo Correre Naturale diamo ai nostri allievi esercizi per costruire un
“corpo da corridore”

La Tecnica non basta, serve un Corpo da Corridore

Secondo alcune statistiche (tra cui una famosa ricerca dell’Università di Harvard) ben l’80% dei corridori ogni anno si infortuna a causa della corsa. E ti assicuro che, sulla base della mia esperienza, questa percentuale sembra essere addirittura in aumento negli ultimi anni.
Harvard

Ma com’è possibile? Come può la corsa - la nostra passione, una delle attività che più dovrebbe donarci piacere e benessere, non uno sport o una pratica creata dall’uomo ma bensì una delle nostre principali forme di locomozione - essere anche la causa di tanti infortuni? Com’è possibile che un essere umano il cui corpo è stato creato per correre, possa farsi male fino a dover addirittura abbandonare l’attività per cui è nato?

Prima di tutto chiariamo, è normale che accada. Non dovrebbe esserlo ma oggi lo è. Se sei costantemente infortunato non sei l’unico, se non possiedi la tecnica corretta sei in buona compagnia e questo perché viviamo tutti (più o meno) nella stessa struttura sociale e le abitudini qui acquisite ce ne hanno fatte perdere altre, come ad esempio quella di correre.

È importante capire che certe statistiche, come quella citata dell’Università di Harvard, non ci devono segnare ma anzi incoraggiare a fare qualcosa per invertire quei numeri.
Ci siamo dentro tutti, ora non resta che riprenderci ciò che è nostro: la corsa.
Abbiamo parlato dell’importanza della tecnica, ora capiremo perché oltre alla tecnica serve un corpo che la possa sostenere.

Possiedi un corpo che possa permettersi di correre?

La maggior parte dei corridori si infortuna durante la corsa semplicemente perché non sta davvero correndo o, eventualmente, perché lo sta facendo con un corpo che non si può permettere di correre.

Viviamo, purtroppo, in una società di esseri umani da zoo (termine forse forte, ma che rende bene l'idea), dove molti di noi si trovano a spendere più tempo seduti che in piedi, non usano più le proprie gambe per spostarsi, ma preferiscono sostituirle con la comodità di mezzi a motore o elettrici.
Mi trovo così a incontrare sempre più runner dai piedi deboli, dalla scarsa mobilità articolare e dotati di muscoli, tendini e articolazioni che non sono pronti e allenati per correre, con la conseguenza che, quando ci provano, inevitabilmente si infortunano. Acciacchi, fastidi, dolori e infortuni più o meno gravi stanno diventando qualcosa di comune, qualcosa di normale, tanto che da alcuni vengono addirittura “venduti” come un passaggio obbligato per potersi definire dei veri corridori. Ma non è così. Piuttosto è vero il contrario: il corridore, quello che sa correre, non dovrebbe infortunarsi.

È importante quindi ribadire che quando parliamo di corsa stiamo parlando di una vera e propria forma di locomozione e non di un semplice “spostarsi nello spazio”. Non basta infatti indossare un paio di scarpe da running e mettere un piede davanti all’altro per correre, nonostante spesso si legga il contrario. Correre è una cosa da esseri umani e, pertanto, bisogna possedere un corpo da esseri umani per poterlo fare, da veri esseri umani, e molti di noi oggi non lo possiedono. Questo vuol dire che non possiamo correre? Assolutamente no! Vuol dire che dobbiamo semplicemente riscoprire e allenare quelle strutture del nostro corpo adatte alla corsa.

Mi chiedo cosa succederebbe se le persone si avvicinassero a sport come lo sci, il tennis o la boxe nello stesso mondo in cui approcciano la corsa. Ti iscriveresti mai ad una gara di sci senza aver mai preso lezioni da un maestro? O a un incontro di boxe senza aver mai colpito nemmeno un sacco e senza aver fatto la preparazione fisica necessaria? Credo che la risposta a tutte queste domande sia un deciso no.
E allora perché c’è chi si iscrive a una gara di corsa senza essersi mai allenato, senza aver mai corso e senza nemmeno sapere come si corre davvero?

Correre può sembrare semplice a prima vista, ma non è assolutamente banale. Sottovalutare la corsa e soprattutto l’impegno che correre richiede ai nostri corpi è il primo passo per dirigersi verso un infortunio. Strutturare i nostri allenamenti e, soprattutto, la nostra vita quotidiana per riacquisire un corpo che si possa permettere di correre ritengo quindi sia il primo e obbligato passo che ogni runner (o aspirante tale) dovrebbe compiere se vuole davvero iniziare a godere dei veri benefici che la corsa può dare.

La cosa bella è che tutto questo non richiede nemmeno molto tempo, ma solo gli esercizi e gli stimoli giusti. Del resto il nostro corpo è nato per correre.

Muscoli, tendini, articolazioni: la forza funzionale alla corsa

Per quanto sia importante lavorare sulla propria tecnica, ci tengo sempre a sottolineare come questa sia solo un tassello del puzzle. Un corridore, per quanto bravo a correre, non può considerarsi tale se non ha un corpo che sia in grado di supportare questo gesto. Ancora una volta, questo è anche il segreto di grandi atleti del presente e del passato, persone che sono dotate di un corpo forte e resiliente, in grado non solo di correre ma di mantenere il gesto e l’efficienza della propria corsa per decine di chilometri. Questa è una condizione a cui possiamo tutti aspirare.

Secondo gli studi fatti, l’uomo non è fatto per correre velocemente, quanto piuttosto per correre a lungo. Il fatto che oggi la velocità a cui corriamo sia diventata un fattore rilevante è solo una conseguenza della diffusione della corsa come sport, ma ciò che mi preme sottolineare è che dovremmo prima di tutto imparare a correre bene e soltanto poi pensare ad aumentare la nostra velocità (che spesso arriverà come conseguenza del correre bene).
Per questo ci serve forza, non una forza qualsiasi, ma una forza funzionale alla corsa che, guarda caso, è la stessa funzionale all’essere umano. Questa è un tipo di forza molto precisa che si ottiene sviluppando il corpo in modo naturale, tramite movimenti che permettano alla nostra muscolatura di essere impegnata in modo sinergico e soprattutto efficiente, fino a creare un corpo la cui migliore rappresentazione è determinata dall’immagine degli aborigeni e di quelle comunità che ancora vivono in modo naturale, un corpo da essere umano.

Correre richiede muscoli, tendini e articolazioni, se questi non funzionano, se non sono forti, se non sono condizionati, allora per quanto buona sia la nostra tecnica non potremo che sostenerla per qualche chilometro, nella migliore delle ipotesi.
Per questo motivo, esattamente come per la tecnica di corsa, nel metodo Correre Naturale utilizziamo esercizi che vanno a lavorare sulle strutture corporee che saranno poi sollecitate nel gesto della corsa.

Allenare la forza funzionale permettere al corridore di sviluppare un “corpo da corridore”, che possa sostenere le sollecitazioni e gli impatti di una corsa, donando al contempo la forza e la flessibilità necessaria per mantenere un movimento efficiente e rilassato, ma non debole. Queste caratteristiche chiaramente non giovano poi solamente alla corsa, ma in qualunque altra attività, comprese lo stare in piedi ed il camminare, attività fondamentali per la nostra forma fisica e benessere, ma che tanto quanto la corsa devono essere svolte nel modo corretto.

Mobilità articolare: sei libero di muoverti solo quanto lo sono le tue articolazioni

Un essere umano è libero di muoversi solo nel limite concessogli dal suo corpo, non c’è modo di sfuggire a questa regola. Se la nostra mobilità articolare è limitata, lo saremo anche noi e di conseguenza sarà limitata anche la nostra corsa.
Passare troppo tempo seduti o in posizioni innaturali è una delle problematiche del mondo moderno che spesso va a impattare la nostra mobilità articolare.

Lo so, ci siamo dentro tutti, ma la soluzione non è scappare nella giungla quanto apprendere le strategie per vivere in modo naturale in un mondo che di naturale ha poco ormai.
Senza una buona mobilità articolare è infatti più difficile correre, camminare e muoverci bene.

Uno dei primi test che faccio fare ai miei allievi per la mobilità è quello per la mobilità dell’articolazione tibio-tarsica (quella della caviglia). Il test richiede al soggetto di restare a piedi nudi e assumere la posizione di squat naturale (accosciata completa), riuscendo a mantenerla comodamente per diversi secondi, senza tensione né rigidità di sorta. Non esagero nel dire che circa il 70% dei runner che vedo non riescono a superare questo test a pieni voti, dimostrando di avere una limitazione di mobilità dell’articolazione tibio-tarsica che sta quindi impedendo loro di correre e camminare (e muoversi in generale) correttamente, rendendoli anche più proni a infortunarsi.

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Questo è un importante campanello di allarme su cui andiamo a lavorare immediatamente. Vuoi dire che quei runner non potranno correre? Assolutamente no, correranno eccome! Ma dovranno inserire nella loro vita quotidiana degli esercizi per recuperare la mobilità persa o, quantomeno, non peggiorare ulteriormente.

È una strategia che si è dimostrata efficace e che ho testato su me stesso, recuperando negli anni range di mobilità a cui non pensavo di poter tornare, senza rinunciare alla mia corsa ma anzi vendendola migliorare man mano che migliorava la mia mobilità. La stessa cosa l’ho vista fare a decine di runner, alcuni di decine di anni più vecchi di me, a dimostrazione che non è una questione di età, ma di approccio corretto.

Per approfondire clicca qui e leggi l'articolo: LO SQUAT NATURALE: IL SEGRETO VITALE DELL’UOMO E DEL RUNNER

Hai mai osservato i tuoi piedi?

Difficilmente c’è una parte del corpo più ignorata dei piedi. Nessuno ci insegna a prendercene cura da piccoli, anzi li facciamo crescere letteralmente all’interno delle nostre scarpe e raramente li degniamo anche solo di uno sguardo. Eppure, fin da quando muoviamo i primi passi sono loro a portarci spasso ogni singolo giorno della nostra vita, a sostenere l’intero peso del nostro corpo. Sono le nostre fondamenta e l’unica parte del corpo costantemente a contatto con il suolo e, per un runner, sono lo strumento da trattare con maggior cura. Per questo trovo assurdo quanto nel mondo della corsa si parli di scarpe e quanto poco dei piedi. Prima di acquistare una qualunque scarpa da running dovremmo infatti pensare a cosa ci mettiamo dentro, ossia i nostri piedi.

Come risultato di milioni di anni di evoluzione, il piede umano presenta una forma e una struttura uniche nel regno animale. Esso conta oltre 7200 terminazioni nervose, 26 ossa e 150 legamenti e, nonostante la sua superficie piuttosto modesta, è in grado di supportare e di ammortizzare il peso del nostro corpo. È in grado di restituirci preziosa energia elastica, che possiamo sfruttare a nostro vantaggio durante la corsa, forma privilegiata di locomozione nel mondo animale. Tuttavia, per far sì che ciò avvenga e che questo gesto sia supportato al meglio, è necessario che il piede si sia sviluppato in modo naturale.

Cosa vuol dire tutto questo? Semplicemente che i piedi, per natura, presentano una forma ed una struttura funzionali alle nostre forme di locomozione e che dei piedi compromessi andranno inevitabilmente a compromettere anche queste ultime: in sostanza, un problema al piede si ripercuoterà inevitabilmente anche nella corsa.

Questo non deve spaventarci, ma solo farci riflettere sul fatto che la scarpa migliore del mondo non ci servirà a nulla senza un piede in grado di supportare la nostra corsa, dunque facciamo un passo indietro e torniamo a prestare attenzione ai nostri piedi. Molti di noi, infatti, sembrano ricordarsi di loro solo al momento dell’infortunio, quando incorrono in una fascite plantare o in altri tipi di problemi, e questo principalmente perché ai piedi non si prestano le dovute cure ed attenzioni.

Piedi forti, flessibili e funzionali sono un obbligo per un runner e una rarità tra i runner di oggi. Anni di scarpe troppo strette e rigide e poca cura di questa parte del corpo hanno portato la maggior parte di noi a sviluppare dei piedi tutt’altro che funzionali.

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Per approfondire clicca qui e leggi l'articolo: ALLENARSI A CASA PER LA CORSA: I PIEDI

Se, dunque, il nostro desiderio è davvero quello di imparare a correre e farlo al massimo delle nostre potenzialità, dobbiamo capire che ciò non potrà prescindere da una vera e propria rieducazione motoria (e non solo) dei nostri piedi. Senza fondamenta solide, del resto, qualunque edificio è destinato a crollare.

Correre è un’abilità (da essere umano)

Al termine di questa prima parte sul perché un essere umano (cioè ogni singolo essere umano) dovrebbe correre e saperlo fare bene spero sia ben chiara una cosa: correre è un’abilità e come tale può essere appresa ma anche persa.
Infatti so già che una delle principali domande che possono essere sorte nella testa del lettore é: “ma se correre è una forma di locomozione umana, se è naturale, allora perché dovremmo imparare a farlo?”

La risposta, contenuta nei paragrafi precedenti, è che sì, correre è naturale, ma siamo noi in molti casi a non esserlo più. Come dicevo, è un’abilità, che sviluppiamo in modo spontaneo da bambini, quando il nostro corpo è forte, flessibile, quando ci muoviamo secondo natura. Se non praticata tuttavia, come accade con ogni altra abilità, tendiamo a perderla, a dimenticarla.

Non accade solo con la corsa, moltissime persone non sanno saltare, scattare, muoversi in quadrupedia o arrampicarsi, tutte cose che da bambini facevano con incredibile facilità. Saresti sorpreso di scoprire quante persone non sanno nemmeno camminare in modo correre e in rapporto sono molto più bravi a guidare o a digitare tasti al pc.
Quello che poi vorrei emergesse da questo articolo è anche che correre non è banale, forse è semplice o almeno può sembrarlo, ma non è banale. Affinché la corsa avvenga nel modo corretto ci devono essere una serie di basi che ne permettano il corretto svolgimento.

Troppo complicato? Ti assicuro di no se lo si sa mettere in pratica. Una volta che si cominciano a fare le cose nel modo giusto, allora le cose giuste cominciano ad accadere e questo vale anche per la corsa.
Non solo, diventare un corridore abile non è un qualcosa fine a se stesso ma avrà effetti positivi su tutto il resto della nostra vita. Ci darà un corpo più forte e sano, migliorerà salute e benessere, ci farà scoprire un’attività che ci darà aiuto e supporto in ogni aspetto della vita quotidiana e, inoltre, potrà rivelarsi uno strumento straordinario (secondo me il più potente) per raggiungere qualunque obiettivo ci siamo posti. E non mi riferisco solo a obiettivi sportivi.

Aspettati allora di scoprire ancora di più su tutto questo nella prossima parte.

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