Migliorare la Performance nella Corsa secondo la Running Mastery

Arriviamo ad un nuovo capitolo di questa serie di articoli dedicati alla Running Mastery e parliamo questa volta della fase CPP, correre per la performance. Dopo aver visto l’importanza fondamentale di allenarsi per poter correre e, poi, come imparare a sfruttare la corsa stessa per allenarsi, arriviamo ora ad un tema molto caro alla maggior parte dei runner: la performance.

È infatti molto comune, tanto per chi comincia a correre che per chi corre già da anni, avere in testa un certo obiettivo in relazione ai propri allenamenti.

C’è chi vuole correre più veloce, chi vuole correre più a lungo, chi vuole portare a termine una certa gara, o riuscire a fare più gare in un determinato periodo di tempo, chi vuole confrontarsi contro se stesso facendo il proprio personal best, o contro gli altri puntando al gradino più alto di un podio.

La fase CPP è allora quella, diciamo, specializzata proprio all’ottenimento di una determinata performance, una fase che però non è per tutti.
Il motivo è semplice: portare il nostro corpo al massimo del suo potenziale nella corsa richiede anche certi sacrifici, non sempre compatibili, come vedremo, con le nostre vite di runner amatori.

sacrifici

La performance nella corsa

Da un certo punto di vista, in tutte le fasi della Running Mastery si assiste ad un sicuro e notevole aumento delle proprie performance nella corsa.

Un runner impegnato prima nella fase APC e poi nella fase CPA, contemporaneamente allo sviluppo dei pilastri di Hardware (costruire un corpo che si possa permettere di correre), Software (acquisire la tecnica di corsa corretta e gli schemi motori di base dell’essere umano) e Training (padroneggiare le principali metodologie di allenamento per la corsa), vedrà migliorare tanto salute e benessere quanto le proprie performance nella corsa.

Diventerà quindi un corridore più forte e abile, in linea con il principio del metodo Correre Naturale secondo cui proprio salute e benessere sono alla base di qualunque performance.

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Un impegno serio

Cosa dovrebbe portare allora un runner a fare un ulteriore passo avanti ed entrare nella fase CPP (correre per la performance)?

La più grande differenza che merita subito di essere evidenziata è che nella fase CPP il raggiungimento della massima espressione della propria performance è al centro.
Questo non è un dettaglio da poco e tutta la programmazione, tutti gli esercizi e gli allenamenti vengono strutturati attorno a questa necessità.

Premesso quindi che il raggiungimento della performance deve sempre avvenire in modo sostenibile, senza quindi rischiare infortuni o danni alla salute del runner, la fase CPP è quella dedicata a chi vuole scoprire fino a dove lo potranno portare il suo corpo e la sua mente, potendo arrivare - grazie agli allenamenti specifici di questa fase - a liberare tutto il suo potenziale in termini di prestazioni fisiche, siano essere di distanza o cronometriche.

Come anticipato, non è però senza sacrifici che si può aspirare a ottenere determinate prestazioni, e se è vero che quando ci si trova in CPP gli allenamenti sono orientati all’ottimizzazione delle performance, è anche vero che la vita personale del runner deve essere organizzata in favore dello stesso obiettivo, affinché si raggiunga il successo.

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Nella fase CPP dunque, agli allenamenti per lo sviluppo della capacità aerobica andranno a sommarsi tutti quegli allenamenti qualitativi mirati allo sviluppo di velocità e resistenza. Si impareranno a conoscere nuovi ritmi e verranno introdotti allenamenti ed esercizi avanzati.

A tutto questo si assocerà lo sviluppo del fattore mentale che, se fino ad ora era dedicato alla gestione del proprio ego, adesso si focalizzerà principalmente sulla gestione della fatica durante la corsa, componente fondamentale in quanto la mente deve essere forte tanto quanto il corpo se si vuole davvero raggiungere la propria massima prestazione.

È chiaro che i nuovi carichi di allenamento possono essere sostenuti solo a patto che altrettanta attenzione venga data al recupero.

Se non si è disposti a sostenere questo investimento, il mio consiglio è quello di godersi la corsa, di continuare ad allenarsi e migliorare, vivendo la performance come un qualcosa di accessorio ma non certo l’obiettivo principale del nostro programma, ed anzi imparare a sfruttare la corsa per migliorare la propria vita e non, come invece accade nella fase CPP, modificare la propria vita in funzione della corsa.

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    A chi è rivolta la fase CPP

    Dopo aver letto questo articolo si può essere portati a pensare che la fase CPP sia un qualcosa dedicato al professionista della corsa, ma non è affatto così. Siamo ancora infatti nel regno, se così si può chiamare, della corsa amatoriale.

    Questa fase è assolutamente alla portata di un amatore che ha compiuto un percorso serio all’interno del metodo e che vuole dedicare ora un periodo della sua vita per raggiungere un obiettivo dei sogni (una gara specifica piuttosto che un record personale).

    La CPP non è infatti una fase che può durare tutta la vita ma, al contrario, dovrebbe essere sostenuta solo per il periodo necessario a raggiungere il proprio obiettivo, per poi tornare alla fase CPA, che all’interno della  Running Mastery è quella più sostenibile sul lungo termine.

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