Siamo davvero nati per correre?

Siamo davvero “Nati per Correre”?

La corsa è stata davvero decisiva nella nostra evoluzione? Scopriamo assieme alcune prove…decisamente molto evidenti!

Alcuni tratti fisiologici sviluppatisi lungo la nostra evoluzione hanno contribuito a rendere l’essere umano un perfetto corridore di resistenza, permettendo ai nostri progenitori di competere per il cibo contro predatori molto più veloci e modellando il corpo umano secondo le caratteristiche che oggi conosciamo. Per più di due milioni di anni noi esseri umani ci siamo evoluti per essere perfette macchine da corsa. Il risultato di tale processo è questo: siamo una specie nata per correre.

Dalla nostra testa ai nostri piedi, possiamo contare numerose caratteristiche che dimostrano la nostra natura intrinseca di corridori. Ad esempio, se osserviamo il nostro piede, notiamo che le dita sono molto più corte di quelle delle mani.
Per quale ragione, secondo voi?

Daniel Lieberman, antropologo presso l’Harward University, ci fornisce questa e molte altre interessantissime delucidazioni.

Le dita dei piedi

Le dita dei nostri piedi, sostiene lo scienziato, sono corte per diversi motivi, tutti strettamente legati alla corsa. Avere dita lunghe non ha, infatti, alcun effetto nel camminare. Anche con dita dei piedi lunghe e affusolate si potrebbe camminare tranquillamente. Il tutto cambia quando si inizia a correre. Dita lunghe nella corsa sarebbero sottoposte a delle forze superiori dovute all’effetto leva che andrebbero a causare, andando incontro ad un maggior rischio di frattura.

L’arco plantare

Un’altra caratteristica fondamentale dei nostri piedi è l’arco plantare. Esso funge da molla, ma lo fa solamente quando corriamo. Infatti mentre camminiamo non abbiamo bisogno di immagazzinare e riutilizzare energia elastica, essendo la camminata la nostra marcia più economica in termini energetici. Solamente quando corriamo, quindi, iniziamo a utilizzare appieno l’elasticità del nostro piede. Pensate che ben il 17% dell’energia cinetica del corpo durante l’impatto con il suolo viene immagazzinata e poi rilasciata dal nostro piede che funge da potente molla.

Il tendine d’Achille

E cosa dire del tendine d’Achille?
Questo famoso tendine è la molla più grande del nostro corpo e durante la corsa assorbe e rilascia fino al 35% dell’energia del corpo nell’impatto a terra. L’elasticità del tendine fa sì che questa energia venga restituita “gratuitamente”, cioè senza nessun costo metabolico associato. In fase di atterraggio, qualora questo avvenga con il giusto appoggio del piede, la giusta postura e il giusto ritmo, il tendine d’Achille si allunga – questa è la fase dove immagazzina energia – per poi rinculare e restituire l’energia immagazzinata, slanciando il corpo verso l’alto. Energia gratuita, avete capito bene!

Non usiamo queste caratteristiche per camminare, ma esclusivamente nella corsa: tutto questo è puramente un adattamento per la corsa.

Il grande gluteo

Altra peculiarità anatomica che dimostra la specializzazione della nostra specie nella corsa è il grande gluteo. Esso è il più grande muscolo del corpo umano, eppure non viene utilizzato durante la camminata.
Provate a muovere qualche passo e vi renderete subito conto di come tale muscolo non venga sollecitato mentre camminate, ma entrerà in gioco esclusivamente quando inizierete a correre. Si contrarrà e lavorerà ad ogni vostro passo di corsa. La funzione del grande gluteo è, infatti, quella di collegare le nostre gambe alle anche e di stabilizzare il tronco affinché questo non si sbilanci in avanti durante la corsa. “Una corsa è come una caduta controllata, e le natiche aiutano in questo controllo” spiega Lieberman.

Le spalle

Un altro aspetto che non possiamo tralasciare in questa analisi, consiste nel fatto che l’essere umano ha le spalle ben separate dalla testa, a differenza di quelle di scimpanzé ed australopitechi che sono strettamente connesse al cranio: quanto di meglio per poter scalare gli alberi e dondolarsi dai rami. Al contrario la forma particolare delle nostre spalle deriva sempre dalla nostra specializzazione nella corsa.

Nell’impatto col terreno durante la corsa, la testa tende a proiettarsi in avanti. Tuttavia noi abbiamo un legamento speciale, chiamato “legamento nucale”, connesso ad un muscolo a sua volta collegato alla spalla. Non appena la testa tende a proiettarsi in avanti, il braccio si abbassa e stabilizza la testa. Questo è il naturale movimento della corsa nell’essere umano.

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In Conclusione


Queste sono solo alcune delle caratteristiche anatomiche strettamente legate alla nostra natura di corridori che concorrono a stabilizzare il nostro corpo durante la corsa e il tutto accade in modo inconscio, passivo. Non dobbiamo pensarci, non dobbiamo fare nulla di sofisticato affinché questo accada. Centinaia di migliaia di anni di evoluzione si prendono cura al posto nostro di cosa sia meglio fare.

“La corsa ci ha reso uomini, almeno in senso anatomico. Crediamo che la corsa sia uno degli eventi più decisivi nella storia dell’umanità. Stiamo lentamente mettendo a fuoco quanto l’emergere della specie umana sia legato all’evoluzione della corsa“ sostiene Lieberman.

Correre è letteralmente nella nostra natura. Il solo problema è che abbiamo dimenticato come si fa e dobbiamo reinsegnare al nostro corpo a muoversi in modo naturale ed efficiente!

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Informazioni sull'autore

Daniele Vecchioni

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Ideatore e fondatore di Correre Naturale. Esperto di corsa e movimento formatosi con i più grandi esperti a livello mondiale, Triatleta, Personal Trainer e Preparatore Atletico, Dottore in Scienze Motorie. E ancora ex manager, MBA graduate e imprenditore, con i suoi progetti e le sue azioni vuole portare quante più persone possibile a sognare di più, imparare di più, muoversi di più, diventare di più e dare il meglio di sé, nello sport e nella vita.

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